Produttore: Ettore Germano
Tipo di vino: vini
Vitigno: Riesling Renano
Denominazione: Langhe Riesling«Hérzu »Riesling Renano
Nome del vino: Riesling Herzu
Prezzo: € 23,00
Affinamento L’uva viene raccolta manualmente in cassette cui segue una pigiatura ed una pressatura soffice. La fermentazione alcolica avviene in serbatoi di acciaio verticali a 16 °C circa, per poi abbassare ulteriormente la temperatura impedendo l’eventuale svolgimento della fermentazione malo-lattica. Il vino viene imbottigliato alla fine della primavera. Grazie alla bassa temperatura di fermentazione i lieviti bloccano la loro attività fermentativa lasciando un residuo zuccherino di circa 5 / 6 grammi per litro, che aiuta l’espressione varietale del Riesling.
Viti di 15 anni. Bottiglie prodotte 3.000. dutata del vino 10 anni.
Aromi del vino: Ventaglio aromatico impressionante, incisivo, persistente.Il timbro teutonico.
Alla vista si presenta giallo paglierino con riflessi verdognoli. Il profumo è fruttato e finemente tropicale nelle fasi giovanili, con sfumature verso un leggero vegetale che si trasforma, nelle successive fasi evolutive in bottiglia, in minerale e in note idrocarburiche tipiche di questo vitigno. In bocca l’ingresso è pieno, con una bella sapidità ed una bella dolcezza di frutto, che finisce lungo, fresco e persistente.
Grado alcolico%: 13% vol.
Temperatura: 10°C.
Abbinamento cibo Piatto consigliato: scampi in guazzetto.
Si accosta a piatti di pesce crudo ed antipasti di mare in genere, pesci cucinati e zuppe.Indicato anche con formaggi caprini freschi

NOTE

Recensioni
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La case history di Hérzu (Ettore Germano), un tedesco trapiantato in Alta Langa

17 Maggio 2020 Recensioni Ettore Germano

Vitigni. Un tedesco trapiantato in Alta Langa. Il Riesling parla piemontese.
La “case history” di Hérzu (Ettore Germano) a Cigliè.

La domanda: per andare da Alba a Cigliè, zona Alto Tanaro e quindi Alta Langa, oltre i 500 metri di quota sul livello del mare, si passa da Serralunga d’Alba? La risposta è: sì, se siete sulle tracce di uno dei più sorprendenti Riesling coltivati in terra di Langa.

Perché se da una parte non è una novità che da qualche decennio ci siano vignaioli che hanno piantato il vitigno d’origine tedesca e nord europeo per nascita e vocazione, è interessante notare come da qualche anno molte maison abbiano puntato sulla produzione di Riesling con coltivazioni soprattutto in Alta Langa, la stessa “terra promessa”, dopo il tempo dell’abbandono, che ha decretato lo sbocciare promettente delle bollicine più fighe del Piemonte, quelle, cioè, del Metodo Classico, Alta Langa docg, appunto.

Tornando al Riesling alto-langarolo, i pionieri, 25 anni fa, furono non più di due o tre. Tutti provenienti dall’area barolista, tutti con la voglia di sperimentare nuove frontiere e con, è bene dirlo, le risorse necessarie per progetti che, al di là delle sciocche romanticherie pseudo enoiche, abbisognano di strumenti molto concreti quali finanziamenti, strutture, personale e macchinari adeguati.
Certo di pari passo ci vanno le conoscenze, il cuore, l’anima e il coraggio, perché alla fine uno potrebbe anche, come fanno in tanti, godersi una comoda cuccia. Qui, però, entra in gioco la volontà imprenditoriale miscelata a quel solletico speciale che il buttarsi in un progetto tutto nuovo dà a chi quella volontà ce l’ha.

Siamo andati a trovare uno di quei pionieri del Riesling, Sergio Germano della Ettore Germano, una delle griffe del Barolo, lato Serralunga d’Alba, tra le zone più belle dell’areale barolista.
Sergio è stato un fiume in piena. Ci ha raccontato del suo “colpo di fulmine” per il Riesling, questo vitigno che affonda storia e radici nei suoi del Nord Europa e sembra così lontano dalle colline di Langa dove, invece, sembra aver trovato ottimi clima e terra. Del resto, come accade per molte altre varietà, è coltivato in molti luoghi del mondo, Argentina e Australia comprese. Sergio ci ha parlato delle vigne di Cigliè, della loro coltivazione, degli prime vinificazioni, da cui è nato il suo Langhe doc Riesling Hérzu (poi spiegheremo perché questo nome) e delle ultime che mietono successi e anche dei primi colleghi che hanno coltivato Riesling in Langa prima e dopo di lui. Insomma ci ha dipinto la piccola-grande epopea di un tedesco (vitigno) trapiantato nella Langa piemontese dove, però, a dispetto di tutto, appare più vicino alla sua vocazione di bianco che non teme affinamenti lunghi e che conserva profumi e sapori davvero inusuali per i palati più avvezzi ai classici gusti sabaudi fatti da grandi rossi sfacciatamente di successo o in vena di rivalsa (Barolo e Barbaresco tra i primi, Nebbiolo e Barbera tra i secondi con molti “cespugli” autoctoni di rincorsa) e bianchi un po’ combattuti tra la voglia/timore di accreditarsi troppo e troppo presto e la timidezza di non volere/potere investire nel proprio futuro vedi Gavi, Alta Langa, Cortese e persino Asti secco o extra dry e i vari Moscato non dolci più o meno sperimentali (lasciando da parte i dolci aromatici Asti e Moscato d’Asti e Brachetto d’Acqui che meriterebbero un capitolo alla Edgar Allan Poe o alla Kafka).

Il Riesling langarolo, anche in questo, sembra diverso, più concreto, più strutturato. Sarà la sua “crucca” natura?
Poche migliaia di bottiglie, certo, ma segno inequivocabile di una promessa che continua ad essere mantenuta. Quale? Di sicuro non solo quella della Langa come nuova piccola patria del Riesling, ché sarebbe davvero troppo facile e anche un po’ scontato, ma quella di una terra langarola che continua a esprimersi come luogo ideale della vite e del vino. Un concetto, a nostro avviso, che sarebbe da spalmare su molti altri luoghi del Piemonte. Bisognerebbe, però, spiegarlo ai piemontesi, di ogni ordine e grado, una volta per tutte.

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